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Gli interventi assistiti con gli animali nei contesti di marginalità sociale

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La maggior parte delle persone al sentire il termine “Pet Therapy” si figura un cucciolone buffo di labrador che tiene compagnia ai bambini in degenza ospedaliera, il gattino mansueto che vive in RSA e che si fa accudire e coccolare dagli anziani… In realtà lo scopo di questo elaborato, infatti, è di andare oltre alla visione comune e stereotipata della Pet Therapy, presentando alcuni contesti di cura a cui non siamo abituati a pensare come quelli per le marginalità sociali, tossicodipendenti e carcerati e di come si pone la legge italiana nei confronti di questi.

Nel marzo 2015, venne emesso l’Accordo sul documento “Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA)”, mentre  nel luglio 2016, il Ministero della Salute pubblica il  Piano  Nazionale sugli  Interventi  Assistiti  con  gli  Animali  ribadendo l’importanza di promuovere e potenziare i vari interventi e collaborazioni nella Pet Therapy.

Quindi possiamo dedurre che il valore terapeutico dell’animale d’affezione in svariati contesti di cura, non solo è stato ampiamente riconosciuto a livello personale, ma è stato anche confermato attraverso studi specifici di settore che ne hanno permesso poi l’applicazione e la tutela da un punto di vista legislativo.

Infatti diversi istituti penitenziari hanno integrato nei loro programmi rieducativi interventi assistiti con animali, che spesso hanno coinvolto non solo i detenuti ma anche le famiglie ed il personale di sorveglianza.

In Toscana, a Livorno,  si svolge con successo attività di questo genere in alcuni istituti di pena, centrandole su tematiche di sostegno e integrazione dei soggetti più emarginati, progetti con soggetti tendenti all’autolesionismo e detenuti tossicodipendenti, progetti di educazione cinofila di base e sostegno alla genitorialità con la mediazione del cane.

Proprio come diceva il famoso scrittore ed umorista inglese E.V Lucas

“Un cane può trovare, perfino nel più inutile di noi, qualcosa in cui credere…”

di Sara Garuglieri

 

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